Ai nostri microfoni e registratori abbiamo Durrell Micheloff, il frontman e leader dei Crimson, la band rock più conosciuta dai tempi in cui Mick Jagger ancora non era un androide. La sua band ha scalato le classifiche da dieci anni a questa parte con ogni singolo e album che abbia prodotto.
Eppure dall'inizio della loro carriera questa è la prima incredibile intervista che ha accettato di farsi fare. Un tipo molto schivo e già appena arrivo si distingue per il suo comportamento anticonformista e ribelle.
Il loro successo sarà stato determinato dalla musica, così ritmata e vibrante da far risuonare le corde dell’anima, o dalle parole mistiche e oscure, che potrebbero incuriosire anche il più scettico degli antispiritualisti, o ancora dall'alone di mistero che circonda il loro leader?
Continuate a leggere per avere la risposta a questa domanda.
D: No, Micheal, grazie, buongiorno anche a te. Io viaggio con l’aerotram privato dei Crimson. Amichevolmente lo chiamiamo il CrimTram. Comunque non ho avuto problemi, è stato un viaggio piuttosto veloce. Ho giusto avuto il tempo di farmi la hostess in bagno. (ride)
I: Beh, con il successo che riscuote continuamente la vostra band non penso avrai problemi a farti ragazze, Durrell.
D. Puoi chiamarmi Dudd, amico.
Posso dire che il successo non mi ha portato più ragazze di quante già non ne avessi. Il fatto è che ci siamo fatti conoscere prima a livello nazionale e poi attraverso Extranet, siamo diventati popolari in tutto il mondo. Sicuramente il fatto che io sono un bel tipo ha aiutato, non so se mi spiego.
I: Certo, dudd. Ora veniamo al sodo. Ho letto molti dei testi dei Crimson. Devo ammettere, che, anche se sono anni che intervisto personaggi del mondo della musica, è la prima volta che mi trovo faccia a faccia con qualcuno con la tua stoffa. Quando sei sul palco, beh… lasci di stucco chiunque. E nell’ultimo concerto, sei stato fenomenale. La scenografia ha aiutato molto senza dubbio. Chi l’ha pensata?
I. (stupito) Tu? Beh. Mi lasci ancora senza parole. Chi avrebbe potuto pensare di fare un concerto in volo? Ma come ci siete riusciti?
D. Beh, nn è stato facile. Abbiamo dovuto noleggiare un intelligenza artificiale militare per creare quella struttura e lasciamelo dire, non è stato per niente facile. Anche a me sfugge il come, campi magnetici probabilmente. Fatto stà che volavamo.
I. E se posso chiedertelo, come ti è venuta questa idea?
D. Mike, sei sicuro di volerlo sapere? Ci addentriamo nel metafisico qui.
I. Certo. Sono qui per questo. Magari dillo in un modo che tutti i lettori possano capirlo e ci faresti un enorme piacere.
D. Allora. (prende un lungo momento di pausa probabilmente per organizzare il discorso) Certe volte mi sento come appeso. Ognuno di noi conosce l’esatto momento in cui morirà, e tutti quanti si preoccupano di quel momento. Sarà come me lo immagino? Come posso sfruttare al meglio il tempo che mi rimane? E soprattutto… c’è un modo per evitarlo? Domande senza risposta, almeno per ora. E penso che il simbolismo giusto per rappresentare una situazione di questo tipo sia quello di un impiccato. Sai già che morirai, sei appeso in attesa di morire, ci sono molte cose che ti passano per la testa. Compresa la questione del come posso evitarlo.
Questi pensieri mi seguivano e mi ossessionavano già da un po’, tre su undici canzoni nel nostro ultimo album “Three feet from the ground”, parlano di questo. E volevo qualcosa che potesse rispecchiare questo tipo di pensieri. In ogni momento in cui mi trovavo in volo su quel palco aereo, mi stavo chiedendo “cadrò?”.
I. Davvero incredibile, Dudd.D. La cosa che lascia perplessi è che pur sapendo tutti quanti il momento esatto della nostra morte, nn sappiamo come ci comporteremo o come dovremmo comportarci davanti a essa. Io penso che la accetterò. E’ stata una scelta dolorosa, ma anche piacevole. E pensando in questi termini, ho smesso di considerare lo spazio che mi separava dal terreno e ho deciso di dare il meglio di me, in quella situazione tra la vita e la morte.
I. Adesso capisco tutto. Non avevo mai visto quel tipo di scintilla negli occhi di un’artista su un palco. Tu sei stato, per la durata di quel concerto, l’Artista sul Palco.
D. Ti ringrazio, Mike.
I. Ma cambiando discorso, ultimamente si è sentito molto parlare, sui giornali, Extranet, e nell’olopubblicità, del test ideato dalla Brahman, che, come probabilmente molti lettori già sanno, consente di indovinare con relativa precisione la data di decesso di ognuno di noi.
Che cosa ne pensi? Pensi che porterà la società di oggi verso uno stato migliore oppure no?
D. Davvero difficile dirlo Mike. Una cosa sicura è che le persone andrebbero tutelate. Non dovrebbe essere possibile effettuare il test su un essere umano se non dà l’autorizzazione. Non so se questo sia possibile, o se gli avvocati di oggi hanno già preso il pieno potere. Fatto stà che se il governo dà l’autorizzazione a usarlo indiscriminatamente, secondo me saranno guai.
I. Perché dici guai? Tutti conosciamo le conseguenze, nel rendere nota la nostra data di decesso. I miei genitori una volta mi punirono molto duramente per aver detto pubblicamente la mia data di morte durante un compito in classe alle medie. Le aziende non assumerebbero una persona che sta per morire. E insieme a questa, chi lo dice pubblicamente, non può aspettarsi granchè dalla vita.
D. Beh ma non consideri il fatto che “estorcendo” la data di decesso a qualunque persona liberamente, il governo avrebbe un potere più grande di ognuno di noi, non credi? Potrebbe virtualmente sapere la data di morte di ognuno di noi, conservarla in archivi, basare le sue statistiche e decisioni su questi archivi. Secondo me sarebbe una cosa antiumana.
I. Beh forse hai ragione. Speriamo che non ci riescano allora.
D. Spero proprio di no, mike.
D. Grazie di tutto mike.
D. Ma certo! Forse è il caso che corriate a comprare immediatamente “Three feet from the ground” prima che la vostra corda ceda. E’ un album che vi farà capire molte cose su voi stessi.
NDA.
Due giorni dopo l’intervista, il leader dei Crimson è stato trovato morto nella sua camera d’albergo a New Brooklyn. Un overdose di Ambrosia l’ha spento all’età di 28 anni.
Anche se, ognuno di noi, conosce l’esatto momento della sua morte, e questo può farci pensare che, in un modo o nell’altro, la morte ci sia divenuta amica, non ci evita lo stesso una fitta al cuore, quando la morte ci è passata così vicina e non ce ne siamo accorti dal silenzio del rumore.
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